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NOTA

Questo “poema per Nazim”, di dodici canti, é, ovviamente, dedicato alla poesia (e alla memoria, di Nazim Hikmet e l’ho inteso scrivere per più motivi: rendere omaggio a un Grande poeta (che le giovani generazioni ignorano o ne hanno appena sentito parlare) di statura internazionale, certo il più grande tra i moderni in Turchia.


In secondo luogo per farne dono al mio amico Asim Taniş. Non soltanto perché sono entrambi della stessa nazionalità, né perché Taniş ama (come me) la poesia di Hikmet, ma perché ho inteso dare a Taniş un segno tangibile della mia/nostra amicizia.


Mai come in questo caso trattasi di poesia “di getto”, poiché dopo aver ricercato le citazioni, ho scritto i dodici canti in un solo pomeriggio.


Infine debbo avvertire il lettore, poiché il poema verrà tradotto in turco, nella stesura dei versi ho tenuto conto delle caratteristiche, delle peculiarità dell’ “anima popolare turca” e in ciò mi é stato di prezioso aiuto l’amico Taniş.

Aldo SEVERINI

16/11/1981

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SU CARBONI ACCESI

Messaggi s'incrociano nell'etere
satelliti meteorologici annunciano
tempeste nello spazio
spostamenti di banchi cumuliformi
da est a ovest e viceversa
la terra trema eruttano i vulcani
(sismologi e vulcanologi
studiano i fenomeni le cause
i verbi coniugano al passato
al presente al futuro)
tutto può accadere
anche quando nell'aria si respirano
pause di stanca
e dove ti giri c'è un immenso silenzio
(o le voci sono pregne di gioia
il carnevale le allegorie
dei carri la samba il rock'n'roll
che torna di moda)
è un'attesa carica di tensione
lento logorio del sistema nervoso
di agitati sonni.

Aldo SEVERINI

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Figlio Del Mare

L’acqua lambiva la casa

Dove sono nato. Dalla casa

Il mare udiva il mio pianto

Di lattante affamato

Che cercava nel seno gonfio

I capezzoli turgidi della madre.

Cresciuto tra le onde

l’incrociare dei venti

I tuoni e i fulmini che squarciavano l’orizzonte

E noi bambini accucciati sotto le lenzuola

Ho imparato a riconoscere

Il respiro notturno del mare

Il dormiveglia delle acque assopite del golfo

Solcate dal raggio luminoso

Del faro sulla cresta del porto.

Aldo SEVERINI

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Abitudini Perdute

la mano che non sa più carezzare…

M. Luzi

Ho perso l’abitudine ingiallito sono come foglia d’autunno

calpestata da mille piedi

a passare la mano

sul tuo viso fatto di cera vergine

lucente come stalattiti delle grotte di Frasassi

grossi grani di giada di collana

 al collo d’una donna straordinaria quale tu sei.

Mi sono smarrito a fantasticare

per pochi attimi ho sognato l’impossibile:

(to mare giovani quasi si potesse tempo e anni rinnovare come guardaroba).

Quando sono tomato sui miei passi

recuperando ragione e giusta dimensione

qualcosa s’era rotto tra di noi

e ora cerco disperatamente di riuscire a ripetere vecchi gesti

nei quali mettevo la densità

dei miei affetti la profondità delle radici:

ritrovare la meno per carezzarti

gli occhi umidi.

Aldo SEVERINI

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NELL’ORBITA DELLA TERRA

DALLE PIETRE IL SUONO

here is man

who is learning a new way…

ROBIN FULTON

Imparava dalle pietre

il suono delle onde della risacca

il ritmo a cadenze alternate delle maree

la vastità dello spazio

che si librava nel volo

stormi d’uccelli variopinti

e note d’invisibili orchestre.

Sullo sfondo motivi musicali

farciti di diesis e bemolle

sulle baraccopoli e i castelli

sulle mura-steccati d’incomprensione

dove fioriscono erbe selvatiche

e sentieri di ciottoli dove sanguina

il piede del viandante irrequieto.

Imparava a contare i giorni

dalla luce delle pietre

dove cresce selvaggio

il cuore dell’uomo.

Aldo SEVERINI

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Con Una Goccia Di Miele

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Con Una Goccia Di Miele

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Solchi Profondi

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Al Di Là Delle Corna Ci Sei Tu!

Laudato si mi barone …  amanti

Un barone universitario, luminare della scienza, penefattore,  va dal prete a confessarsi:

-Padre, devo confessare una cosa. Non so se ho peccato o meno.

-Dimmi, figliolo, dimmi!  

-Una volta in un’aula universitaria ho detto agli studenti (ai miei studenti):

“Io dei miei studenti possiedo non solo lo spirito ma anche il corpo!”

-Era verità, figliolo, era verità?

-Sì padre, veritas, sed dura veritas.

-Allora figlio, avendo detto la pura verità non ha commesso alcun peccato!

-Allora mi assolve padre?

-Sì figliolo! Ha commesso altri peccati?

-Sì padre. Io ho premiato l’amante di mia moglie facendogli avere una cattedra universitaria. Non so se ho commesso un peccato.

-No, figliolo, non si tratta propriamente di un peccato. Si tratta della compensazione delle corna.

Mi dà l’assoluzione?

-Certo, figliolo, luminare, che illumina la scienza con le candele attaccate alle corna!

-Sì, figliolo, ti assolvo. Hai commesso o creduto di commettere altri peccati?

-Quindi mi dà l’assoluzione  padre?

-Sì, figliolo, ti dò non solo l’assoluzione ma anche dissoluzione. A tre condizioni però?

-Quali sarebbero queste condizioni, padre?

-Prima condizione. Poichè si tratta di pari opportunità ad alto livello scientifico, anche tua moglie deve fare altrettanto e cioè deve premiare la tua amante con una cattedra universitaria.

-L’ha già fatto, padre. Sotto questo aspetto siamo tranquilli ed abbiamo le coscienze a posto.

…

-Seconda condizione. Tua moglie e l’amante di tua moglie devono cantare, per due mesi, ogni mattina, il seguente cantico delle corna:

“Laudato sii, mi barone, cum tucte le tue corna! Amen!”.

-Sarà fatto padre.

…

-Terza ed ultima condizione. Tutti e quattro dovete cantare, insieme, per altri due mesi il seguente cantico:

“Beati coloro che premiano con una cattedra universitaria l’amante della moglie o del marito! Santificate siano le corna, la gratitudine delle corna! Amen!”

-Sarà fatta anche questo, padre!

-Vai, figliolo, vai, col cuore in pace, con la coscienza a posto e pure le corna a posto!

…

La nuova canzone cornutale di moda inizia così: “Al di là delle corna, ci sei tu …..!”

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Linguaggio Degli Animali

Lingua(aggio) Interanimale

Una mucca italiana e una mucca turca s’incontrano.

La mucca italiana per salutare la mucca turca mugghiando fa il suo verso:

-Muu!

E la mucca turca per ricambiare il saluto fa il suo verso:

-Möö!

La mucca italiana, sorpresa, dice:

-Ma tu sei una mucca come me. Eppure non mugghi come me e fai il tuo verso in modo diverso. Come mai?

-Cara amica. Tu mugghi secondo l’alfabeto italiano che non ha la “ö” ed io mugghio secondo l’alfabeto turco che ha quel suono “ö”.

In realtà, sai, non solo noi mucche ma tutti gli animali di tutto il mondo abbiamo il nostro verso uguale dovunque, in qualunque parte del mondo.

Sono gli esseri umani che dicono che noi facciamo i nostri versi secondo la loro lingua e quindi secondo i loro alfabeti che riflettono i suoni che ci sono nella loro lingua.

Per esempio i cani turchi fanno “hav hav”, quelli italiani “bau bau”, quelli inglesi (o: anglosassoni) “waf waf” ma in realtà tutti fanno i versi comuni e s’intendono in qualunque parte del mondo si trovano. 

Son gli esseri umani che s’immaginano secondo le lingue che parlano.

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Lauree, Cammello

Lauree

1976. Eccellenza laureata con una poesia sull’andamento del cammello nel deserto libico.

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-Lucchetta, commento:

-Orco, abbiamo laureato un’eccellenza con una poesia sull’andatura del cammello nel deserto libico.

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