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Elezioni

Eterno Vincitore
Eterno Perdente

Le elezioni sono ancora una volta alle porte.

Il ..  tutti i candidati vogliono fare 13, non per i begli occhi degli elettori ma per avere la licenza di amministrare quel bene del paradiso terrestre che è il denaro pubblico.

Pertanto, la lotta, in realtà sono solo baruffe chioggiotte, non è tra un elettore e l’altro che, quasi sempre, anche in una democrazia, fanno la parte degli spettatori ma tra i veri protagonisti-attori-eligendi che sono i candidati.

Tutto il resto sono storie.

Se, per esempio, a un fedele di qualsiasi religione si dicesse “Qualunque cosa tu faccia, il paradiso non sognartelo!”, quello sicuramente, non andrebbe in nessun luogo di culto per pregare.

Così pure, se an candidato si dicesse che non trarrà alcun vantaggio dall’essere eletto ma Servirà semplicemente gli elettori, quindi il popolo, anzi, spenderà pure del suo patrimonio, quello, o non si presenterà affatto o si ritirerà immediatamente.

In questo frangente, il dilemma dell’elettore è:

Quale candidato voto e perchè lo voto?
Perchè voto un candidato imposto a me dal partito e a sua volta al partito dall’eterno potente invisibile?
Perchè e per chi un candidato spende tanti soldi, a volte centinaia di milioni?
Lo fa per me e quindi per il popolo o perchè vuole guadagnarne tanti altri, centuplicarli chissà quante volte?
Dove poi li ha trovati?
Ci si può fidare dei candidati che, come fringuelli, saltano da un partito all’altro?
Una volta votato ed eletto, difenderà i miei interessi o i propri oppure quelli di altri che agiscono dietro le quinte?

Il dilemma, invece, del candidato, è:

Basta che qualcuno, non importa chi, mi voti e che io sia eletto!
Il resto conta poco.
Dopo, so io cosa fare!

Pertanto, il seguente dialogo immario, tra il candidato e l’elettore, sarebbe molto verosimile:

-Caro elettore, amore mio!

-Ma da quando sono diventato amore tuo?

-Da quando hai il diritto di voto e perciò ti voglio tanto bene!

-Tu non vuoi bene a me ma al mio voto e quindi alla gestione del denaro pubblico!

 -Vota me, solamente me!

-E perchè voto te, soltanto te?

-Perchè solo io posso rappresentarti e difendere i tuoi interessi.

-Ma lo farai anche, saltando, come fringuelli, da un partito all’altro?

-Nella democrazia, i passaggi o trasferimenti sono liberi.

-Noi siamo, in un certo senso, come i calciatori che cambiano squadra.

-Tanto un partito vale l’altro.

-Tra i partiti non c’è quasi alcuna differenza.

-Sono diventati un po’ come le case automobilistiche.

-Ogni tanto, per attirare clienti, cambiano i modelli riciclando quelli vecchi, come quel figlio furbo di Cesarea in Cappadocia che rivende al padre la madre truccata.

-E poi così avrò la possibilità di rappresentarti e di difendere i tuoi interessi in tutti i partiti.

-Me lo prometti?

-Sì, te lo prometto!

-Promessa da marinaio?

-No, da politico!

-Posso fidarmi di te?

-Certo che puoi fidarti di me!

-Ma la fiducia è come l’appetito che viene mangiando.

-Facciamo un accordo scritto.

-Io ti dò il mio voto ma tu in cambio mi garantisci per iscritto che cosa farai da eletto nel mio interesse.

-Se non mantieni la promessa ti denuncerò e tu mi pagherai i danni.

-No, accordo scritto no!

-Non ti basta la mia parola?

-E no, caro, non mi basta.

-Se non firmi, sei come quella ragazza che dice:

-Mia madre ha detto sono vergine ma io ci credo poco!

E naturalmente, se l’elettore gli crede e lo vota, può aspettare non solo fino alle calende greche ma anche fino a quelle greche per vedere se il candidato eletto con il suo voto ha mantenuto o meno la promessa fatta.

E’ come aspettarsi lacrime dagli occhi del morto o cibo dalla casa della vedova (come dice un proverbio turco)!

Il candidato, una volta eletto, ha ben altro a cui pensare.

L’elettore viene dimenticato subito dopo il conteggio dei voti.

Lui comincia già a fare i progetti per il futuro:

“Avere una parte del denaro pubblico da gestire, lo stipendio d’oro, la pensione d’oro.

Spartire i posti con gli altri.

Trovare ottime sistemazioni per i cari congiunti, amici, parenti.

Trasformare l’immunità parlamentare in immunità penale.

Trovare l’inganno non a legge fatta ma prima che sia fatta!”

Dietro le quinte, osserva, quanto succede tra l’elettore ed il candidato, con un sarcastico sorriso sulle labbra, l’eterno padrone di tutti i sistemi anche di governo, il vero vincitore di tutte le elezioni, e fa:

-“Come nessuno sa chia abbia la vera fede, così pure, voi non sapete chi vi domina, comanda da sempre, abbia il potere di cui sono stato padrone sempre io, come il camaleonte, cambiando solo il colore della pelle a seconda delle circostanze, dei vostri sogni, delle vostre illusioni.
Voi mai ve ne siete accorti e non ve ne accorgerete mai perchè non mi avete mai visto, non mi vedrete mai anche se ero sempre presente ma dietro le quinte.
Volete il re, il sultano, l’imperatore il dittatore?
Ve li dò!
Volete tutti gli “-ismi”  (comunismo, socialismo, fascismo, nazismo, fondamentalismo…) ?
Ve li dò!
Volete la democrazia ed i partiti?
Ve ne do, quanti ne volete, di tutte le direzioni o punti cardinali (destra, sinistra, centro, ombelico del centro), di tutte le piante (ulivo, quercia, platano), di tutti i colori (rosso, nero, verde, giallo, scuro, chiaro, mezzetinte)!
Volete i corrotti, i corruttori, i finti onesti?
Ve li dò.
Ma sappiate che sono io che comando, domino, governo, dirigo, orchestro tutto, dietro le quinte, sono io che muovo le pedine, a piacimento come e quando voglio.
Se ne siete stufi di una, la cambio.
Ma non chiedete di dominare, comandare voi!
Sarebbe troppo.
Non ve lo permetterò mai!
Anche se posso, non vi elimino tutti perchè mi servite!
Non posso nè con voi  nè senza di voi!”

A questo punto, stando così le cose, concludiamo, a malincuore, con un episodio realmente accaduto, in un paese, non importa quale.

Un candidato-sindaco per cui dalle urne esce un solo voto, cioè il suo, corre subito a casa e sgrida, in malo modo, la moglie a cui dice:

-Disgraziata, non mi hai votato nemmeno tu?

E lei risponde:

-A uno come te non darei non solo il mio voto ma neanche, se avessi, una mia eventuale malattia!

(inviato al Gazzettino ma non pubblicato)

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Problema di Merda (o: Problema Merdoso) a Venezia:

1.Un volta si pagava a Venezia, non l’IVA ma, l’ICA (Imposta sulla Cacata Aggiunta) per poter cacare nei canali.

…

2.Merde pesanti (come le eminenze grigie politiche) sul fondo.

…

3.Merde galleggianti. Merde leggiere galleggiano come i politici in vista.

…

Problema di Merda (o: Problema Merdoso) a Venezia:

1.Non guardare soltanto le frecce direzionali in alto ma anche le merde (canine) in basso!

…

2.Chi guarda la terra non calpesta la merda!

…

3.I cani hanno la museruola ma non la sederuola.

…

4.A Venezia i santi non sono solo merlati ma anche merdati.

…

5.Dal cielo arriva in testa la fortuna merdosa (dei piccioni).

…

6.Progetto comunale per la soluzione del problema merdoso a

Venezia: Far venire i corvi olandesi, avidi delle uova dei piccioni.

…

7.Protesta dei corvi veneziani che si alleano coi piccioni veneziani.

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Storia E Regole Del Gioco Degli Astragali

Il gioco degli Astragali, conosciuti anche come aliossi, ha origini antichissime. Come per molte altre attività ludiche, anche questo particolare passatempo veniva praticato da diverse culture del passato, accumunate dalla dedizione alla pastorizia in Asia Minore, Grecia, Italia e Palestina.

Sono però soprattutto quella ellenica e romana le realtà in cui gli astragali assumono un’importanza più marcata, divenendo in breve tempo un fenomeno diffuso ad ogni livello della società, e rappresentato tanto nell’arte quanto utilizzato nei riti divinatori popolari.

Vediamo allora qual è la storia degli astragali, giochi romani antichi che possono essere considerati come i veri e propri antenati dei moderni dadi, ormai più comodi e leggeri da lanciare rispetto agli ossicini di pecora o di montone utilizzati ai tempi di Platone e Giulio Cesare.

Astragali: I Giochi Romani Antichi

Gli astragali (in latino talus-i) sono piccoli ossi di forma cubica, presenti nell’articolazione della gamba e del piede dell’uomo e negli arti posteriori dei quadrupedi, tra il calcagno e il bicipite. Fin dai tempi antichi era abitudine usare gli astragali di animali come capre, montoni o bovini per alcuni giochi, in cui solitamente venivano lanciati.


Il gioco degli Astragali (o aliossi), diffuso soprattutto nell’Antica Roma, era apprezzato da grandi e piccini di ogni estrazione sociale, e prevedeva diverse varianti. In particolare, i giochi da lancio principali erano tre, vale a dire la tropa (la fossetta), l’omilla e la pentelitha (le cinque pietre). La tropa prevedeva di lanciare gli astragali da una certa distanza all’interno di una piccola buca scavata nel terreno o in un recipiente; il secondo gioco richiedeva invece di lanciare i propri astragali in un cerchio tracciato sul terreno cercando di colpire gli astragali avversari per farli uscire dalla linea di contorno, mentre nella gara del pentelitha si dovevano lanciare in aria cinque astragali per farli ricadere sul dorso della mano.


Con il passare del tempo gli adulti hanno iniziato ad apprezzare sempre di più la valenza ludica degli astragali, e a far evolvere le regole del gioco. Come per i dadi, a livelli più competitivi la vittoria era determinata dal valore corrispondente ad ogni faccia dell’astragalo: gettando gli astragali a terra, veniva conteggiato il valore della faccia rivolta verso l’alto, o sommato il valore delle varie combinazioni ottenute.

Come Si Gioca Agli Astragali

Il gioco degli aliossi usa gli ossicini di astragali di alcuni animali perché risultano più piccoli, e per questo più maneggevoli. Proprio come facciamo oggi con i dadi a quattro facce, anche le regole degli astragali prevedevano che ad ogni faccia fosse attribuito un valore numerico (1,3,4,6).


Nell’Antica Roma esistevano più varianti dello stesso gioco, con regolamenti leggermente differenti e con combinazioni possibili che cambiavano con il numero di astragali che ogni giocatore lanciava. In ogni caso, una delle combinazioni più ambite dai giocatori del tempo era il cosiddetto “colpo di Afrodite” (ogni lancio aveva un nome dedicato alle divinità o a personaggi illustri), con cui si ottenevano tutte facce diverse con un unico lancio. Con il “colpo del cane“, invece, si otteneva il valore più basso (monas) in tutte le quattro facce.


Il talus poteva essere praticato ovunque, e appassionava sia i grandi che i bambini. I più piccoli ricevevano in dono a scuola i loro astragali, ed erano soliti consacrarli alle divinità al termine dell’infanzia.

Le Regole Del Gioco Degli Astragali (O Aliossi)

Quello degli Astragali è ormai un gioco poco diffuso, anche se in Afghanistan (dove si chiama Buzul-bazi) è ancora molto apprezzato dai ragazzi più giovani.


La variante moderna del gioco prevede l’utilizzo di dieci aliossi realizzati in plastica o in metallo, e di una palla di gomma. Prima di iniziare effettivamente la partita, i giocatori lanciano gli aliossi in aria provando a prenderli con le mani per stabilire chi sarà ad aprire. Successivamente, i giocatori a turno fanno rimbalzare la palla da terra, raccolgono gli aliossi e prendono la palla prima che riesca a rimbalzare per una seconda volta.


Secondo le regole attuali del gioco degli astragali, il numero di ossicini che si devono raccogliere dipende dal totale degli aliossi utilizzati nella partita. A vincere sarà il giocatore che raccoglie il maggior numero di aliossi, e la complessità del gioco può essere aumentata a discrezione dei partecipanti aumentando il numero di aliossi.

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A Questo Proposito Cosa Dice Apollonio Di Tiana?

Vita di Apollonio di Tiana, Filostrato, a cura di Dario Del Corno,1978, Milano)

“Per gli uomini la terra produce ogni cosa. Ma la gente, come se non udisse le grida della terra, affila le spade contro gli animali per trarne vestimento e cibo”.

…

Apollonio di Tiana non si cibava di carne perchè “impura” e “appesantisce la mente”. 

E poi aborriva il sangue. 

“Quale punto di stoltezza avrei  ”, diceva, “se mi rendessi colpevole di sangue …

In questo caso anche la voce del dio mi abbandonerebbe come un essere impuro!”.

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Linguaggi

S'intreccia sui tuoi seni
il linguaggio
che ho imparato nelle strade
e sui banchi di scuola.
La lettura si snoda
come convoglio ferroviario
tra dischi rossi e verdi
e scambi su binari morti
dove sostano vagoni
carichi di parole in disuso
destinate al macero.
Pensa
a quando eravamo soli
e ci ritrovammo
mattino in tre
sullo stesso letto.
Oh! che notte
ci dicemmo.

19.1.1991

Aldo SEVERINI
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La Storia

Mi chiedi un giudizio
sulla storia
e subito sono in difficoltà
perché rischio di farlo
ricorrendo a luoghi comuni
definizioni classiche
tradizionali
scontate
che stentano a essere comprese
sanno di muffa
sarcofaghi di mummie.
Bisogna uscire con qualcosa di vivo
in cui la complessità del termine
balzi con l'evidenza
d'un profilo controluce:
dirò allora ch'è come tentare
la quadratura d'un cerchio
che nessuna scienza ha risolto
e quando sei vicino all'obiettivo
altri fatti s'interpongono
obbligandoti a rivedere
il già acquisito e
tutto riinizia dapprincipio
o quasi
ma è l'ottica che varia
ed è qui la chiave del rebus.

Aldo SEVERINI
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Vivo Recluso

Vivo recluso
da quanti anni sotto questo tetto
dove il cielo m'è vietato?
Posso vederlo a spicchi d'arancio
o per pochi attimi al giorno
non posso vedere quando nasce l'alba
né i colori del tramonto.
Allora penso alla mia Istanbul
alla mia vecchia casa
al mio vicolo dove ho giocato
a pallone coi miei coetanei.
Immagino quei giorni quegli anni
talmente scolpiti nella memoria
che mi pare di vedere sul vicolo
altri bambini che chiedono del vecchio Nazim
e qualcuno che dice loro
che Nazim non è vecchio
Nazim è in carcere
perchè parla una lingua universale.

Aldo SEVERINI

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Senza Rete Di Protezione

A una mosca male non l'ho fatto 
di qui l'impennata di meraviglia
verso coloro che mi s'accaniscono contro
provocandomi (e provocando) per costringermi a reagire

in termini impropri
che mi farebbero salire fatiscenti gradini
seguite da cadute nel vuoto
spiaccicandomi sul selciato di cemento.
Se fossi acrobata
ed eseguissi salti mortali doppi o tripli
con la rete di protezione stesa
sotto i rischi dei minimi errori
potrei persino gioire di tanta acredine fonte d'orgoglio

ma poiché non ho difesa
e sono vulnerabile (tocca agli altri l'onere di sapere dove)
vorrei evitare di sentire alle spalle
il fiato caldo dei segugi e dei mastini
perché normale sia il battito cardiaco e la pressione del sangue

e possa distendermi al sole
non morire di vertigini provocate ad arte
incubi che ti perseguitano persino nella toilette

è tutto quanto chiedo (ditemi
se sono indiscreto ed eccessivamente esigente).

Aldo SEVERINI

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Parigi é Pazza Di Gioia

Parigi é pazza di gioia 
quando arriva la Primavera
é la sua figlia naturale la sua prediletta
da "Ogni anno"

Un mattino ti svegli
e Parigi é in festa. Ne
sventolio di bandiere né rumorosi canti
né parate militari
sotto l'Arc de Triomphe.
Tutto é più grande
misterioso persino perché
nasce nel silenzio.
Tutto é poesia perché la città
s'apre allo sboccio dei tigli sui viali
e l'uomo scopre
i colori della primavera.
Il fatto é naturale
che si ripete a ritmo annuale
pur se il giorno e l'ora variano:
(non conta il calendario
ma il maturarsi della stagione
il risveglio dal letargo
l'uscire alla luce dall'oblio).

Aldo SEVERINI
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Non Maledite Il Mio Nome!

voi per dispetto alla piena generosità della natura,
volete abbattere ciò che è stato costruito?
Türkan İldenir

Non maledite il mio nome
io Albert Einstein
agii da scienziato
e nelle formule di laboratorio cercai la vita non la morte.
Se avvenne il contrario
fu per un uso distorto del mio lavoro
e venne stravolta la mia intelligenza.
A Hiroshima ci fu un genocidio
e la stessa cosa si ripeté a Nagasaki
ma lo fecero senza il mio permesso
generali per fregiarsi il petto di medaglie.
Le mie ossa omai polvere
lo gridano tuttora ai giudici:
non contaminate il mio nome
io mi chiamo Albert Einstein.
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(dalla poesia "Il pentito di Hiroshima", nella rivista "Il dilemma d'Eva", 1967)

Aldo SEVERINI
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