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“Al Di Là Delle Corna Ci Sei Tu!” – Laudato Si Mi Barone…  Amanti

Un barone universitario, luminare della scienza, penefattore,  va dal prete a confessarsi:

-Padre, devo confessare una cosa. Non so se ho peccato o meno.

-Dimmi, figliolo, dimmi!  

-Una volta in un’aula universitaria ho detto agli studenti (ai miei studenti):

“Io dei miei studenti possiedo non solo lo spirito ma anche il corpo!”

-Era verità, figliolo, era verità?

-Sì padre, veritas, sed dura veritas.

-Allora figlio, avendo detto la pura verità non hai commesso alcun peccato!

-Allora mi assolve padre?

-Sì figliolo! Ha commesso altri peccati?

-Sì padre. Io ho premiato l’amante di mia moglie facendogli avere una cattedra universitaria. Non so se ho commesso un peccato.

-No, figliolo, non si tratta propriamente di un peccato. Si tratta della compensazione delle corna. Mi dà l’assoluzione?

-Certo, figliolo, luminare, che illumina la scienza con le candele attaccate alle corna!

-Sì, figliolo, ti assolvo. Hai commesso o creduto di commettere altri peccati?

-Quindi mi dà l’assoluzione  padre?

-Sì, figliolo, ti dò non solo l’assoluzione ma anche dissoluzione. A tre condizioni però?

-Quali sarebbero queste condizioni, padre?

-Prima condizione. Poichè si tratta di pari opportunità ad alto livello scientifico, anche tua moglie deve fare altrettanto e cioè deve premiare la tua amante con una cattedra universitaria. -L’ha già fatto, padre. Sotto questo aspetto siamo tranquilli ed abbiamo le coscienze a posto.

-Seconda condizione. Tua moglie e l’amante di tua moglie devono cantare, per due mesi, ogni mattina, il seguente cantico delle corna:

“Laudato sii, mi barone, cum tucte le tue corna! Amen!”.

-Sarà fatto padre.

-Terza ed ultima condizione. Tutti e quattro dovete cantare, insieme, per altri due mesi il seguente cantico:

“Beati coloro che premiano con una cattedra universitaria l’amante della moglie o del marito! Santificate siano le corna, la gratitudine delle corna! Amen!”

-Sarà fatta anche questo, padre!

-Vai, figliolo, vai, col cuore in pace, con la coscienza a posto e pure le corna a posto!

…

La nuova canzone cornutale di moda inizia così: “Al di là delle corna, ci sei tu …..!”

                                                           

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Elezioni

Eterno Vincitore
Eterno Perdente

Le elezioni sono ancora una volta alle porte.

Il ..  tutti i candidati vogliono fare 13, non per i begli occhi degli elettori ma per avere la licenza di amministrare quel bene del paradiso terrestre che è il denaro pubblico.

Pertanto, la lotta, in realtà sono solo baruffe chioggiotte, non è tra un elettore e l’altro che, quasi sempre, anche in una democrazia, fanno la parte degli spettatori ma tra i veri protagonisti-attori-eligendi che sono i candidati.

Tutto il resto sono storie.

Se, per esempio, a un fedele di qualsiasi religione si dicesse “Qualunque cosa tu faccia, il paradiso non sognartelo!”, quello sicuramente, non andrebbe in nessun luogo di culto per pregare.

Così pure, se an candidato si dicesse che non trarrà alcun vantaggio dall’essere eletto ma Servirà semplicemente gli elettori, quindi il popolo, anzi, spenderà pure del suo patrimonio, quello, o non si presenterà affatto o si ritirerà immediatamente.

In questo frangente, il dilemma dell’elettore è:

Quale candidato voto e perchè lo voto?
Perchè voto un candidato imposto a me dal partito e a sua volta al partito dall’eterno potente invisibile?
Perchè e per chi un candidato spende tanti soldi, a volte centinaia di milioni?
Lo fa per me e quindi per il popolo o perchè vuole guadagnarne tanti altri, centuplicarli chissà quante volte?
Dove poi li ha trovati?
Ci si può fidare dei candidati che, come fringuelli, saltano da un partito all’altro?
Una volta votato ed eletto, difenderà i miei interessi o i propri oppure quelli di altri che agiscono dietro le quinte?

Il dilemma, invece, del candidato, è:

Basta che qualcuno, non importa chi, mi voti e che io sia eletto!
Il resto conta poco.
Dopo, so io cosa fare!

Pertanto, il seguente dialogo immario, tra il candidato e l’elettore, sarebbe molto verosimile:

-Caro elettore, amore mio!

-Ma da quando sono diventato amore tuo?

-Da quando hai il diritto di voto e perciò ti voglio tanto bene!

-Tu non vuoi bene a me ma al mio voto e quindi alla gestione del denaro pubblico!

 -Vota me, solamente me!

-E perchè voto te, soltanto te?

-Perchè solo io posso rappresentarti e difendere i tuoi interessi.

-Ma lo farai anche, saltando, come fringuelli, da un partito all’altro?

-Nella democrazia, i passaggi o trasferimenti sono liberi.

-Noi siamo, in un certo senso, come i calciatori che cambiano squadra.

-Tanto un partito vale l’altro.

-Tra i partiti non c’è quasi alcuna differenza.

-Sono diventati un po’ come le case automobilistiche.

-Ogni tanto, per attirare clienti, cambiano i modelli riciclando quelli vecchi, come quel figlio furbo di Cesarea in Cappadocia che rivende al padre la madre truccata.

-E poi così avrò la possibilità di rappresentarti e di difendere i tuoi interessi in tutti i partiti.

-Me lo prometti?

-Sì, te lo prometto!

-Promessa da marinaio?

-No, da politico!

-Posso fidarmi di te?

-Certo che puoi fidarti di me!

-Ma la fiducia è come l’appetito che viene mangiando.

-Facciamo un accordo scritto.

-Io ti dò il mio voto ma tu in cambio mi garantisci per iscritto che cosa farai da eletto nel mio interesse.

-Se non mantieni la promessa ti denuncerò e tu mi pagherai i danni.

-No, accordo scritto no!

-Non ti basta la mia parola?

-E no, caro, non mi basta.

-Se non firmi, sei come quella ragazza che dice:

-Mia madre ha detto sono vergine ma io ci credo poco!

E naturalmente, se l’elettore gli crede e lo vota, può aspettare non solo fino alle calende greche ma anche fino a quelle greche per vedere se il candidato eletto con il suo voto ha mantenuto o meno la promessa fatta.

E’ come aspettarsi lacrime dagli occhi del morto o cibo dalla casa della vedova (come dice un proverbio turco)!

Il candidato, una volta eletto, ha ben altro a cui pensare.

L’elettore viene dimenticato subito dopo il conteggio dei voti.

Lui comincia già a fare i progetti per il futuro:

“Avere una parte del denaro pubblico da gestire, lo stipendio d’oro, la pensione d’oro.

Spartire i posti con gli altri.

Trovare ottime sistemazioni per i cari congiunti, amici, parenti.

Trasformare l’immunità parlamentare in immunità penale.

Trovare l’inganno non a legge fatta ma prima che sia fatta!”

Dietro le quinte, osserva, quanto succede tra l’elettore ed il candidato, con un sarcastico sorriso sulle labbra, l’eterno padrone di tutti i sistemi anche di governo, il vero vincitore di tutte le elezioni, e fa:

-“Come nessuno sa chia abbia la vera fede, così pure, voi non sapete chi vi domina, comanda da sempre, abbia il potere di cui sono stato padrone sempre io, come il camaleonte, cambiando solo il colore della pelle a seconda delle circostanze, dei vostri sogni, delle vostre illusioni.
Voi mai ve ne siete accorti e non ve ne accorgerete mai perchè non mi avete mai visto, non mi vedrete mai anche se ero sempre presente ma dietro le quinte.
Volete il re, il sultano, l’imperatore il dittatore?
Ve li dò!
Volete tutti gli “-ismi”  (comunismo, socialismo, fascismo, nazismo, fondamentalismo…) ?
Ve li dò!
Volete la democrazia ed i partiti?
Ve ne do, quanti ne volete, di tutte le direzioni o punti cardinali (destra, sinistra, centro, ombelico del centro), di tutte le piante (ulivo, quercia, platano), di tutti i colori (rosso, nero, verde, giallo, scuro, chiaro, mezzetinte)!
Volete i corrotti, i corruttori, i finti onesti?
Ve li dò.
Ma sappiate che sono io che comando, domino, governo, dirigo, orchestro tutto, dietro le quinte, sono io che muovo le pedine, a piacimento come e quando voglio.
Se ne siete stufi di una, la cambio.
Ma non chiedete di dominare, comandare voi!
Sarebbe troppo.
Non ve lo permetterò mai!
Anche se posso, non vi elimino tutti perchè mi servite!
Non posso nè con voi  nè senza di voi!”

A questo punto, stando così le cose, concludiamo, a malincuore, con un episodio realmente accaduto, in un paese, non importa quale.

Un candidato-sindaco per cui dalle urne esce un solo voto, cioè il suo, corre subito a casa e sgrida, in malo modo, la moglie a cui dice:

-Disgraziata, non mi hai votato nemmeno tu?

E lei risponde:

-A uno come te non darei non solo il mio voto ma neanche, se avessi, una mia eventuale malattia!

(inviato al Gazzettino ma non pubblicato)

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Problema di Merda (o: Problema Merdoso) a Venezia:

1.Un volta si pagava a Venezia, non l’IVA ma, l’ICA (Imposta sulla Cacata Aggiunta) per poter cacare nei canali.

…

2.Merde pesanti (come le eminenze grigie politiche) sul fondo.

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3.Merde galleggianti. Merde leggiere galleggiano come i politici in vista.

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Problema di Merda (o: Problema Merdoso) a Venezia:

1.Non guardare soltanto le frecce direzionali in alto ma anche le merde (canine) in basso!

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2.Chi guarda la terra non calpesta la merda!

…

3.I cani hanno la museruola ma non la sederuola.

…

4.A Venezia i santi non sono solo merlati ma anche merdati.

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5.Dal cielo arriva in testa la fortuna merdosa (dei piccioni).

…

6.Progetto comunale per la soluzione del problema merdoso a

Venezia: Far venire i corvi olandesi, avidi delle uova dei piccioni.

…

7.Protesta dei corvi veneziani che si alleano coi piccioni veneziani.

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Storia E Regole Del Gioco Degli Astragali

Il gioco degli Astragali, conosciuti anche come aliossi, ha origini antichissime. Come per molte altre attività ludiche, anche questo particolare passatempo veniva praticato da diverse culture del passato, accumunate dalla dedizione alla pastorizia in Asia Minore, Grecia, Italia e Palestina.

Sono però soprattutto quella ellenica e romana le realtà in cui gli astragali assumono un’importanza più marcata, divenendo in breve tempo un fenomeno diffuso ad ogni livello della società, e rappresentato tanto nell’arte quanto utilizzato nei riti divinatori popolari.

Vediamo allora qual è la storia degli astragali, giochi romani antichi che possono essere considerati come i veri e propri antenati dei moderni dadi, ormai più comodi e leggeri da lanciare rispetto agli ossicini di pecora o di montone utilizzati ai tempi di Platone e Giulio Cesare.

Astragali: I Giochi Romani Antichi

Gli astragali (in latino talus-i) sono piccoli ossi di forma cubica, presenti nell’articolazione della gamba e del piede dell’uomo e negli arti posteriori dei quadrupedi, tra il calcagno e il bicipite. Fin dai tempi antichi era abitudine usare gli astragali di animali come capre, montoni o bovini per alcuni giochi, in cui solitamente venivano lanciati.


Il gioco degli Astragali (o aliossi), diffuso soprattutto nell’Antica Roma, era apprezzato da grandi e piccini di ogni estrazione sociale, e prevedeva diverse varianti. In particolare, i giochi da lancio principali erano tre, vale a dire la tropa (la fossetta), l’omilla e la pentelitha (le cinque pietre). La tropa prevedeva di lanciare gli astragali da una certa distanza all’interno di una piccola buca scavata nel terreno o in un recipiente; il secondo gioco richiedeva invece di lanciare i propri astragali in un cerchio tracciato sul terreno cercando di colpire gli astragali avversari per farli uscire dalla linea di contorno, mentre nella gara del pentelitha si dovevano lanciare in aria cinque astragali per farli ricadere sul dorso della mano.


Con il passare del tempo gli adulti hanno iniziato ad apprezzare sempre di più la valenza ludica degli astragali, e a far evolvere le regole del gioco. Come per i dadi, a livelli più competitivi la vittoria era determinata dal valore corrispondente ad ogni faccia dell’astragalo: gettando gli astragali a terra, veniva conteggiato il valore della faccia rivolta verso l’alto, o sommato il valore delle varie combinazioni ottenute.

Come Si Gioca Agli Astragali

Il gioco degli aliossi usa gli ossicini di astragali di alcuni animali perché risultano più piccoli, e per questo più maneggevoli. Proprio come facciamo oggi con i dadi a quattro facce, anche le regole degli astragali prevedevano che ad ogni faccia fosse attribuito un valore numerico (1,3,4,6).


Nell’Antica Roma esistevano più varianti dello stesso gioco, con regolamenti leggermente differenti e con combinazioni possibili che cambiavano con il numero di astragali che ogni giocatore lanciava. In ogni caso, una delle combinazioni più ambite dai giocatori del tempo era il cosiddetto “colpo di Afrodite” (ogni lancio aveva un nome dedicato alle divinità o a personaggi illustri), con cui si ottenevano tutte facce diverse con un unico lancio. Con il “colpo del cane“, invece, si otteneva il valore più basso (monas) in tutte le quattro facce.


Il talus poteva essere praticato ovunque, e appassionava sia i grandi che i bambini. I più piccoli ricevevano in dono a scuola i loro astragali, ed erano soliti consacrarli alle divinità al termine dell’infanzia.

Le Regole Del Gioco Degli Astragali (O Aliossi)

Quello degli Astragali è ormai un gioco poco diffuso, anche se in Afghanistan (dove si chiama Buzul-bazi) è ancora molto apprezzato dai ragazzi più giovani.


La variante moderna del gioco prevede l’utilizzo di dieci aliossi realizzati in plastica o in metallo, e di una palla di gomma. Prima di iniziare effettivamente la partita, i giocatori lanciano gli aliossi in aria provando a prenderli con le mani per stabilire chi sarà ad aprire. Successivamente, i giocatori a turno fanno rimbalzare la palla da terra, raccolgono gli aliossi e prendono la palla prima che riesca a rimbalzare per una seconda volta.


Secondo le regole attuali del gioco degli astragali, il numero di ossicini che si devono raccogliere dipende dal totale degli aliossi utilizzati nella partita. A vincere sarà il giocatore che raccoglie il maggior numero di aliossi, e la complessità del gioco può essere aumentata a discrezione dei partecipanti aumentando il numero di aliossi.

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A Questo Proposito Cosa Dice Apollonio Di Tiana?

Vita di Apollonio di Tiana, Filostrato, a cura di Dario Del Corno,1978, Milano)

“Per gli uomini la terra produce ogni cosa. Ma la gente, come se non udisse le grida della terra, affila le spade contro gli animali per trarne vestimento e cibo”.

…

Apollonio di Tiana non si cibava di carne perchè “impura” e “appesantisce la mente”. 

E poi aborriva il sangue. 

“Quale punto di stoltezza avrei  ”, diceva, “se mi rendessi colpevole di sangue …

In questo caso anche la voce del dio mi abbandonerebbe come un essere impuro!”.

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Animali e Civiltà – Uccisione Degli Animali

Che colpa ne hanno i poveri animali. Sembra un genocidio: uccisi padre, madre, figlio:

-a)        Fanno festa i musulmani e ammazzano pecore, agnelli…

…

-b)        Fanno festa i cristiani e ammazzano agnelli.

…

-c)        Fanno festa gli spagnoli e ammazzano tori.

…

-d)        A capodanno tocca un po’ a tutti gli animali, compresi i tacchini…

…

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Animali e Civiltà – 2

Animali sono incivili perchè:

-1) Non sanno pregare (dire paternostro etc. anche musulmani).

…

-2) Non fanno festa e quindi non ammazzano/immolano esseri umani per festeggiare.

…

-3) Non sanno cucinare, non sanno nè friggere, nè arrostire, nè lessare, nè condire ….

…

-4) Quando mangiano non sanno usare nè la forchetta, nè il cucchiaio, nè il coltello.

…

-5) Non producono armi

…

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Animali e civiltà: Perchè Gli Animali Sono Incivili, Quindi Non Sono Civili Come Gli Esseri Umani?

a- Perchè non hanno nè religioni nè profeti, nè santi, nè libri sacri, non pregano, non andranno in paradiso!

b- Perchè Mangiano carne cruda!   

Non usano forchetta, coltello, sale,  tovagliolo….

Non sanno fare “bistecche, carne lessa, bollita, spezzatini etc…

c- Gli animali non sono civili come gli esseri umani, quindi sono incivili.

Perchè:

1- Non mentono, non sanno mentire!

2- Non prendono tangenti/mazzetti.

3- Quando mangiano:

d- Sono proprio animali/bestie mentre gli esseri umani civilissimi…

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Perchè nell’aldilà va solo lo spirito?

-Secondo te, perchè nell’aldilà va soltanto l’anima, cioè lo spirito e non anche il corpo?

-E’ una questione economica, di costi, di trasporto! Al posto di un solo corpo l’angelo della morte, in una sola volta, può portare nell’aldilà forse milioni, miliardi di anime!

…


   Sai chi ero io sulla terra?

Uno muore e va nell’aldilà. E lo trattano come tutti gli altri e questo non gli garba molto.

Dice all’angelo:

-Sai chi ero io sulla terra?

E l’angelo risponde:

-Chi se ne frega? Per noi non conta chi eri tu sulla terra ma chi sei tu qui nell’aldilà!

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